CRM 101 (3): le SEMPLICI basi che devi conoscere per orientare il tuo business al CLIENTE (e monetizzare!)

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Proseguiamo nella nostra scoperta del CRM: siamo giunti al terzo capitolo, se ti sei perso i primi due ti conviene recuperarli prima di proseguire.

Bene, ora che siamo sincronizzati procediamo: nell’articolo di oggi ti darò un’infarinatura delle principali “facce” con cui l’approccio al CRM si concretizza.

Primo e piú importante di tutti, c’é l’aspetto strategico. Questo aspetto è culturale: si riferisce al modo in cui il professionista si rivolge al suo parco clienti (i pazienti).

L’approccio classico “non-CRM” è quello orientato al prodotto/servizio: se preparo una serie di servizi di qualità e con un prezzo competitivo i clienti arriveranno da soli, giusto? 

A te la risposta alla domanda (retorica). Dal mio punto di vista se sei qui hai già capito che quell’approccio non funziona più e stai cercando di capire come fare a improntare la tua strategia orientandola al cliente.

Il secondo aspetto é quello operativo. Si occupa di analizzare e migliorare il modo in cui avvengono (operativamente) i rapporti con i clienti. Terra-terra, si parla di migliorare e rendere più efficienti (tenendo ben presente che noi abbiamo scelto di mettere il cliente al centro della nostra strategia al punto uno) tutte le situazioni in cui abbiamo a che fare con un paziente.

Cercherò di farti capire il concetto con un esempio: fai qualcosa per ricordare al paziente quando sarà il suo prossimo appuntamento? In una scala in cui 0 è “glielo dico a voce a fine seduta e io lo segno nella mia agenda, lui lo segnerà nella sua” e 10 è “gli do un foglio con il promemoria della prossima seduta inclusi gli esercizi che deve fare, inoltre gli mando una mail personalizzata il giorno prima” (che incidentalmente è quello che fa AiDU per te ;),  tu cosa fai? In tutti questi scambi di contatti tra te e il paziente, quale aspetto operativo puoi migliorare?

Il terzo aspetto è detto analitico. Come puoi immaginare dal nome, il tema trattato è quello della raccolta e analisi dei dati, quanto più dettagliati e specifici rispetto al singolo cliente possibile. A nessuno piace essere considerato “parte della massa”, e tutti apprezzano un’attenzione speciale. Logicamente poiché non sei un computer difficilmente potrai ricordarti tutti quei dettagli importanti relativi alla vita di un tuo paziente. Il CRM analitico si occupa appunto di migliorare la raccolta, catalogazione e analisi di questi dettagli.

Se non puoi misurare non puoi decidere. E’ una delle massime alla base della filosofia utilizzata nella costruzione di AiDU: a maggior ragione vale per i dati riguardanti il flusso CRM.

L’ultimo aspetto é detto collaborativo, e si occupa della coerenza comunicativa tra le varie fasi del processo. In pratica, l’idea di fondo é semplicissima: tutte queste informazioni che abbiamo raccolto/elaborato/analizzato devono essere utilizzate in maniera coerente tutte le volte e in tutti i momenti in cui ho a che fare col mio paziente. Che figura ci faccio se al momento di prendere l’appuntamento sono bravissimo, ottimizzo il processo al massimo con l’ausilio di strumenti specifici (magari utilizzati dalla segreteria, se c’é) e quando il paziente viene in studio, non so un fico secco di lui perché quello strumento non lo utilizzo?

Tutta l’organizzazione (vale anche se sei da solo, relativamente ai vari momenti di contatto), deve poter accedere alle stesse informazioni e agli stessi processi, in maniera coerente.

Come già detto,il CRM é un filo conduttore che deve permeare gli atteggiamenti e soprattutto di questi tempi gli strumenti utilizzati dall’inizio alla fine.

 

Qualcuna delle domande/punti che hai letto ti pare degno di riflessione attenta e oculata?

Benvenuto nel club! Anche noi del Team AiDU la pensiamo allo stesso modo, ci troveremo bene insieme :)

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CRM 101 (2): le SEMPLICI basi che devi conoscere per orientare il tuo business al CLIENTE (e monetizzare!)

S059QDGBOGPuò darsi che tu abbia già sentito parlare di CRM (magari proprio su questo blog!), che é un acronimo anglofono che significa Customer Relationship Management.

Può darsi che tu abbia già acquisito una mentalità moderna, orientata al rapporto col cliente a 360 gradi.  In tal caso un ripassino non può farti male.. continua a leggere!

Se invece fai parte di quella schiera di professionisti che non si è mai posto il problema di ragionare su come strutturare e sviluppare questo tema, in poche righe cercherò in questo articolo, e negli altri disponibili gratuitamente in questo blog, di spiegarti i concetti basilari del processo di CRM.

Si, perchè la prima e più importante cosa che devi tenere a mente è che il concetto di CRM non è un software da usare, non è una serie di azioni da compiere (mandare email, newsletter, etc). Certo, applicare i concetti di CRM è molto più semplice con il supporto del software giusto e ci sono una certa serie di azioni che sono ormai standard, ma non guardare il dito, punta alla luna!

Il CRM e’ un processo legato alla strategia, alla comunicazione, all’integrazione tra i processi aziendali e le persone che lavorano in studio, atto a porre come fulcro centrale dell’attività aziendale IL CLIENTE, colui che alla fine della fiera determina il nostro successo o insuccesso.

Benissimo, dirai, l’idea mi piace, ma cosa devo fare esattamente?

Per fare chiarezza cominciamo a parlare degli obiettivi da raggiungere: una volta che avrai chiarito i traguardi da raggiungere i passi da compiere verranno di conseguenza.

Il CRM si spinge sostanzialmente secondo quattro direzioni differenti e separate. Ora te le elenco brevemente, ognuna di esse sarà oggetto di ulteriori approfondimenti in altri articoli, ed è parte fondante della filosofia di AiDU:

  1. Il mantenimento dei propri clienti: facile no? Vogliamo mantenere i nostri pazienti già acquisiti e far si che tornino da noi per i nostri servizi. Perché capita che alcuni clienti non tornino più? Hai la più pallida idea delle ragioni che li spingono ad andarsene? Riesci a cogliere dei segnali che indicano malcontento? Puoi fare qualcosa per prevenirlo?
  2. L‘aumento delle relazioni con i clienti più importanti (o “clienti coltivabili”): anche questa può sembrare una banalità ma pensaci bene. Cosa fai per assicurarti che i tuoi pazienti migliori utilizzino sempre più dei tuoi servizi/prodotti? A parte dare il massimo quando li tratti, essere gentile e professionale (questo è il minimo!), intendo. Niente, vero? Lo sospettavo.
  3. La fidelizzazione più longeva possibile dei clienti che hanno maggiori rapporti con l’impresa (definiti “clienti primo piano”): hai mai pensato a formule per premiare i clienti abituali? Siano tessere, estrazioni, sconti, promozioni, campioni omaggio di prodotti… vale tutto. Ma ci avevi mai pensato?
  4. La trasformazione degli attuali clienti in procuratori: ossia consumatori che lodano la tua attività incoraggiando altre persone a rivolgersi alla stessa per i loro bisogni. E questo è veramente il punto dove rischi di fare gol o autogol. Ti sei mai preoccupato dell’immagine che i tuoi pazienti si sono formati della tua attività? Hai provato a misurarne la bontà? E pensi sia possibile influenzarla (hint: si!)?

Inoltre esiste la pratica cosiddetta di “demarketing”, ovvero di scoraggiare al ritorno alcuni clienti di poca importanza, definiti in gergo “clienti sotto-zero”. Te ne accenno solo per completezza educativa, ma è una pratica che non mi trova molto d’accordo se applicata in modo sistematico, sia per motivi etici (qui si parla di pazienti che hanno problemi molto reali, non di acquirenti di biscotti) che di opportunità: non puoi mai essere davvero sicuro se colui a cui chiudi la porta in faccia oggi potrebbe magari aprirti un ponte levatoio in futuro.

 

Qualcuna delle domande/punti che hai letto ti pare degno di riflessione attenta e oculata?

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Cloud/Standalone/App? Mal di testa digitale?

La spiegazione definitiva e semplice per capire se chi ti sta parlando ti vuole truffare o meno

Gli strumenti di lavoro sono importanti!La pubblicità è l'anima del commercio, dice il vecchio adagio. Ma sai benissimo che la fuori c'é gente disposta a raccontarti di tutto pur di venderti qualcosa, indipendentemente dai pro e contro.

In questo breve articolo ti spiegherò in parole semplici le differenze tra le tipologie di software che esistono oggi in commercio, spiegandoti i pro e i contro, di modo che tu possa capire in autonomia quale fa per te (se sei giunto qui già hai capito da solo che non puoi fare a meno di un software, giusto?).

Standalone: il caro vecchio programma Windows

Se negli ultimi 25 anni hai avuto a che fare con un computer (e non sei in quell’invidiabile fascia d’età che é cresciuta con il concetto di web già radicato e naturale) saprai bene che per lungo tempo i programmi per computer si installavano, si utilizzavano, si manutenevano (si, spesso si bloccavano nei momenti meno opportuni) solo e unicamente su un singolo computer.

Sappi che al giorno d’oggi ancora il 90% dei software aziendali è utilizzato in questa maniera, e che molti sistemi fondamentali come quello bancario utilizzano programmi scritti per la prima volta 30 e rotti anni fa.

Con vari (e spesso costosi) accorgimenti tecnici è possibile “condividere” il programma con tutte le persone dell’ufficio/studio lavorando su dati condivisi, e con accorgimenti ancora più costosi e rallentamenti vari delle prestazioni è possibile anche “condividere” il programma da fuori ufficio, utilizzandolo, ad esempio, da casa o una sede distaccata.

Caratteristiche principali:

  • I dati sono “al sicuro” su computer che sono interni allo studio. Non sono accessibili da internet se non con meccanismi di accesso alla rete cifrati (es. VPN). Allo stesso tempo, i dati sono però a disposizione di chiunque acceda, rubi o sequestri il computer e non esiste alcun modo di cancellarli se non distruggendo gli hard disk (vedi questo articolo). Inoltre, la gestione della sicurezza e delle copie di backup è tutta a carico tuo: può essere sia un vantaggio in termini di tranquillità, ma anche una bella gatta da pelare se non si è esperti dell’argomento.
  • Le performance dipendono da quanto è potente il computer su cui il programma gira. Questo è evidente, no? Se sul computer che ho comprato a quell’asta fallimentare già vecchio voglio far girare un programma impegnativo in termini di potenza di calcolo il risultato sarà un programma lentissimo. Viceversa se mantengo aggiornato il mio parco macchine tutto sarà performante. Anche in questo caso l’onere/onore di gestire le risorse ricade su di te internamente, e non ti nascondo che ci sono talmente tante insidie che potremmo parlarne per giorni.

App (Android/iOS/Windows Phone/Altro)

Hai giocato ad Angry Birds? O a Ruzzle?

Se non hai vissuto su Marte (o se ci sei andato, come si sta?) non avrai perso il treno degli smartphone/tablet e sarai ormai abituato ad utilizzare tutta una serie di programmi direttamente dal dispositivo mobile.

Ovviamente sono in maggior parte gettonati giochi e app di utilità generale (es. notize, social network, meteo, etc.) ma esiste una crescente fetta di applicazioni gestionali e professionali pensate per studi/aziende.

Attenzione: dobbiamo subito fare una distinzione semplice ma importante! Esistono applicazioni gestionali che sono un’ “estensione” di software di altro tipo (tipicamente cloud, che vedremo meglio dopo) e che non sono “autosufficienti”. Ad esempio potresti aver installato un’app per controllare il tuo servizio di newsletter professionali, ma senza l’abbonamento al servizio cloud è inutile.

Hai capito la differenza?

Ecco qui parliamo solo delle app “autosufficienti”, che esistono di vita propria e non come “l’app da cellulare per il servizio X”.

Caratteristiche principali:

  • Mobilità: la più grande conquista dei dispositivi mobili è il fatto che li puoi utilizzare dovunque e in qualunque situazione. Visiti alcuni pazienti a casa? La scheda paziente viene con te. Sei in vacanza ai caraibi e devi senza meno recuperare un’informazione importante? Accendi il tablet e la recuperi.
  • Come per i programmi “old-style” del paragrafo precedente abbiamo un moderato livello di sicurezza, anche se la natura mobile del dispositivo (è molto facile che venga smarrito/rubato) è un bel punto interrogativo su cui riflettere. Che succede se ho un’applicazione iPad con i dati dei pazienti e lo dimentico al bar? Magari si fa in tempo a cancellare i dati (alcuni dispositivi permettono la cancellazione dei dati dopo aver perso il dispositivo, anche se non tutti), magari no: chi ha in mano il dispostivo (rubato/smarrito/sequestrato) ha in mano tutti i dati. Rimangono inoltre tutti i problemi di gestione delle copie/backup.
  • Sono in genere molto semplici e intuitivi: la natura dello strumento e le regole di Google e Apple sull’usabilità delle app garantiscono una certa qualità nella progettazione delle interfacce. Di contro, sempre per via della natura dello strumento limitata, è difficile permettere operazioni da “utente avanzato”. Hai presente la prima volta che hai usato un computer con le icone? All’inizio spostare un file alla volta trascinandolo da un posto all’altro è molto facile, ma ben presto sorgono esigenze più complesse (es. spostare più file contemporaneamente). Anche un’operazione apparentemente semplice come selezionare tanti elementi da una lista, su un dispositivo touch può diventare frustrante: la semplicità va bene all’inizio ma poi si ha bisogno di maggiore complessità nelle operazioni.

Web/Cloud App

Avrai utilizzato, o quantomeno sentito parlare, di Facebook. O Instagram. O GMail. O mille altri di questi siti famosi… senza (forse) saperlo è possibile che tu sia un utilizzatore assiduo di applicazioni Web/Cloud.

Tutti i siti web (a cui si accede con un semplice browser digitando l’indirizzo) che si comportano come dei programmi (ti permettono di fare operazioni) sono applicazioni web (o web app, cloud app o qualunque altra diavoleria di nome che i reparti marketing si inventeranno).

La differenza tra web app e cloud app quindi qual’è? Entrambi sono programmi a cui si accede visitando un sito web: le cloud app sono un sottotipo di web app dove il computer su cui gira il programma non è sempre lo stesso (e non è un computer fisico ma un computer virtuale all’interno di un datacenter) ma viene “adeguato” da chi fornisce il servizio a seconda della necessità di calcolo richiesta.

Complicato? Si in effetti un po’.

Proviamo con un paragone: realizzare una web app è come preparare una cena per gli amici. Nella cena “web app semplice” inizi scegliendo quanti coperti mettere, quanto cibo comprare, che stanza usare sulla base di quanti amici intendi invitare. Poi magari ti ritrovi con 10 volte tanto le persone e non hai abbastanza sedie, oppure hai preparato un banchetto luculliano per solo 2 invitati.

Preparare una cena cloud è più semplice: inizi con una cena ridotta, poi man mano che arriva gente la sala automaticamente si ingrandisce e il cibo si moltiplica. Se disgraziatamente la gente comincia a diminuire la sala si rimpicciolisce, come per magia.

A te cosa cambia, dunque? QUASI NIENTE. Tu sei l’invitato, non sei quello che prepara la cena. Certo andare ad una cena “cloud” è un buon segnale del fatto che difficilmente resterai senza cibo, ma se lo chef ha fatto bene il suo mestiere uscirai sazio anche da una cena “web app”.

Caratteristiche principali:

  • Mobilità, accessibilità: il servizio è fornito via internet. Per accedere basta un qualsiasi dispositivo che si può connettere. Il vecchio computer che hai in ufficio? Ok. Il tablet che ti porti in giro nelle varie sedi in cui operi? Perfetto. Il portatile di tua cugina mentre sei a pranzo da lei? Va benissimo. Qualsiasi dispositivo da qualsiasi punto del mondo, senza installare niente. Il rovescio della medaglia? Senza internet non puoi accedere. Ma al giorno d’oggi è difficile, tra fisso e cellulare, non avere una connessione di nessun tipo disponibile.
  • Condivisione: la natura stessa del tipo di servizio fa si che diversi utenti possano accedere agli stessi dati contemporaneamente in maniera trasparente. Ad esempio uno studio associato con più sedi distaccate può lavorare sugli stessi dati senza nessuna complicazione.
  • Sicurezza: è vero, i dati viaggiano via internet. Su internet ci sono gli hacker e vari cattivoni, quindi internet non è sicuro, giusto? Ma permettimi di farti notare due cose che cambieranno il tuo punto di vista: i dati viaggiano via internet su connessione cifrata e sono gestiti da esperti del mestiere che come unico compito giornaliero hanno la salvaguardia degli stessi. La cifratura della connessione (il lucchetto verde che vedi comparire vicino all’indirizzo di un sito cifrato) fa si che tutte le trasmissioni di dati siano tra il tuo computer e quel sito siano criptate ad un elevato livello di sicurezza. E questo taglia fuori gli hacker e i cattivoni (a meno che tu non gli riveli la tua password, ma questo è un altro tema…).
  • I dati sono in datacenter sicuri, gestiti da esperti: non hai nulla sul tuo computer. Niente. Niet. Nada. Tutto è custodito nei datacenter, che sono strutture progettate e gestite da persone ossessionate dai dati. Ciò comporta che se perdi il computer (smarrito/rubato/sequestrato) non hai alcun problema, ne prendi un altro e riaccedi immediatamente alla tua applicazione con tutti i dati, mentre chi ha preso il computer resta a bocca asciutta. Inoltre persone realmente competenti si occupano della sicurezza, delle copie, dell’antintrusione e tutte qulle questioni tecniche che è più comodo sia qualcun altro a sbrigare.
Qual è la soluzione migliore quindi? Non ti nascondo che il mondo sta sempre più convergendo verso le soluzioni web/cloud, trasformando quelli che una volta erano programmi in servizi online. 

Ciò non vuol dire che sia la soluzione giusta in ogni situazione ovviamente, ora hai gli strumenti per cominciare a farti un'idea in autonomia!

Se hai dubbi commenta pure qui sotto, a presto.

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CRM 101 – Cos’é e perché devi saperlo ORA

smileIl cliente è il valore assoluto per ogni attività.

Mantenerlo e farlo crescere, sia in quantità sia in qualità, deve diventare il tuo sacro Graal.

Il CRM o customer relationship management è spesso erroneamente tradotto come l’insieme delle procedure tecnologiche per la gestione delle relazioni con i clienti.

L’obiettivo è quello di creare un rapporto fiduciario, da un punto di vista individuale e personale, basato sulla massima conoscenza possibile del proprio cliente. Tuttavia il CRM è qualcosa di più dei semplici strumenti adatti a questo scopo: non te la caverai applicando due/tre tecniche “alla cieca”.

Il CRM è una filosofia che deve permeare tutte le attività che svolgi dentro e fuori dallo studio. Un mantra da ripetere giorno dopo giorno. Devi pazientemente raccogliere e organizzare tutte le informazioni che il paziente ci trasmette e averle sempre “disponibili” per fornirgli un’esperienza quanto più personale e unica possibile.

Non sto parlando solo delle informazioni cliniche che ti permettono una corretta anamnesi e trattamento, ma anche tutti quei dettagli “collaterali” che sono importanti nella vita della persona che ti sta davanti, e che possono permettere di instaurare un rapporto più profondo, ricco e duraturo.

 

Gli altri lo stanno già facendo da tanti anni.

E’ ora di recuperare il terreno perduto: l’abilità e la competenza nel proprio mestiere non bastano più.

 

Come fare a destreggiarsi in tutta questa mole enorme di informazioni? Come ricordare tutti quei dettagli della vita di così tanti pazienti, per essere, ai loro occhi, sempre precisi e puntuali nelle interazioni che hai con loro? Continua a seguirci e ti sveleremo tutte le tecniche più efficaci. 

E quando vorrai provare gratuitamente AiDU/Osteo, le troverai pronte al tuo comando. 

 

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Le 4 veritá che devi tenere a mente per una gestione corretta dei dati

Data cloud

Il nostro mestiere si fonda sul rapporto con i pazienti (o per gli inglesofoni Customer Relationship Management): avere pazienti soddisfatti significa aver gettato solide basi per la nostra attività.

La chiave di volta da utilizzare per cominciare a migliorare la tua consapevolezza del rapporto che hai con ogni singolo paziente é la quantità di informazioni che hai a disposizione su di lui: i dati.

Eccoti 4 verità che devi sempre tenere a mente per una gestione corretta dei dati:

1. Le memorie dei computer hanno un tempo di vita limitato (in media 5 anni)

L’hard disk del tuo computer/telefono/tablet/chiavetta usb non é altro che un complesso magnete che viene “magnetizzato ad arte” per memorizzare i tuoi dati. Le prestazioni di questo magnete sono destinate a deteriorare negli anni, e quindi i dati immagazzinati sono sempre piú a rischio.

Inoltre, come suggerisce il nome stesso “disco”, la tecnica utilizzata per la lettura ricorda molto da vicino quella del classico giradischi: un braccio meccanico sposta avanti e indietro una testina laser di lettura, migliaia di volte al secondo. La rottura di testina e braccio sono infatti la causa piú comune di rottura per gli hard disk tradizionali.

La domanda non é, quindi, “se” il tuo hard disk/chiavetta con tutti i dati dei pazienti si romperà, ma é “quando”. 

 

2. Fare un solo backup su un dispositivo che si trova nello stesso luogo é (quasi) come non avere backup

Fai anche tu parte di coloro che, dopo essersi scottati la prima volta perdendo una quantità di dati variabilmente importante perché non aveva copie del disco, ha cominciato una solida strategia di backup giornaliero? Bravo, sei sulla giusta strada!

Purtroppo però la maggior parte delle persone si limita a fare una copia cosiddetta “locale”: un disco USB collegato al computer o un archivio condiviso in rete.

Le copie locali fanno un egregio lavoro per proteggerti dai guasti di un disco di un singolo computer, ma non possono aiutarti in casi peggiori (cosiddetti di “disastro”).

Facendo i dovuti scongiuri, pensa a cosa succederebbe alle tue copie se malauguratamente dei ladri portassero via tutta l’attrezzatura elettronica, disco di backup compreso? O se per un piccolo incendio o allagamento il tutto fosse inutilizzabile? Esatto.

Le copie vanno fatte con una strategia oculata e dislocate in diversi “luoghi”. A questo scopo, Internet é il tuo miglior amico: l’innovazione del Cloud ti permette di avere dati archiviati in maniera corretta e sicura senza che tu debba preoccuparti dell’infrastruttura.

 

3. I dispositivi di archiviazione diventano obsoleti. In fretta.

E’ luogo comune dire che la tecnologia evolve con una velocità vertiginosa. Lo stesso vale per le tecnologie che usi per i tuoi dati e le sue copie.

A seconda della tua età é possibile che tu ricordi ancora i floppy disk dei primi computer, ma lo stesso discorso vale, oggi stesso, per i lettori CD-ROM che sui nuovi computer non sono presenti da ormai diversi anni.

Quanti floppy/cd con la scritta “backup del ../../…..” hai visto in giro? I dati archiviati su quei dispositivi sono accessibili oggi? (sugg. “no”)

La gestione dell’infrastruttura IT per mantenere i dati é un argomento complesso e necessita di manutenzione e rivisitazione negli anni.

 

4. Se tengo i dati su una chiavetta USB sul mio computer (o se li cancello) non rimane traccia

Dopo aver parlato a lungo di come salvaguardare i propri dati, voglio spiegarti un fatto che ti farà riflettere: ogni file che apri sul tuo computer viene, per prima cosa, copiato su di esso. 

Il fatto che accada dietro le quinte non vuol dire che non succeda: la maggior parte dei programmi (es. Word, Excel, ma il discorso vale in linea generale ad esclusione dei software esclusivamente progettati) crea, quando deve aprire un file che non si trova sui propri dischi una “copia temporanea” del file, invisibile all’utente, che server per lavorare sul computer. Quando si “salva” il programma, sempre di nascosto, va ad aggiornare il file “originale” con la copia “temporanea”.

Cosa significa? Che sul vostro computer il dato é transitato. Il file c’é con il suo contenuto (probabimente sensibile), ed é accessibile a chi lo vuole e sa cercare. A buon intenditor…

I software Cloud, per loro natura, accessibili da un browser e su connessione cifrata, riducono il rischio di persistenza e recupero dei dati in maniera drastica, non scambiando file ma solo dati che restano nella memoria volatile (RAM).

Ogni volta che con il computer apri un file, la traccia é li, a portata di mano di chi la vuole e sa cercare. Se vuoi cancellare in maniera SICURA dei dati, l’unica soluzione affidabile e certificata é il martello. Non é uno scherzo. 

 

Conclusioni

La gestione e conservazione sicura dei dati é una materia molto complessa e pericolosa. La tecnologia moderna ci spinge verso le soluzioni Cloud, dove il problema é delegato a societá tecniche con infrastrutture dedicate, mettendoci al riparo da rischi e mal di testa.

E tu, che ne pensi? Commenta pure con la tua storia o chiedendo consigli.

 

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